Il ruolo della vergogna nella fobia sociale

La vergogna è un’emozione complessa, a carattere sociale e valenza negativa, indotta in contesti relazionali e caratterizzata da comportamenti e da pensieri la cui presenza e manifestazione accentuata può avere un impatto consistente sul benessere della persona.


Essa si manifesta nel momento in cui la persona giudica sé stessa come imperfetta, inferiore o non adeguata (Doran e Lewis 2011) e si connota con il timore di evocare o suscitare valutazioni e giudizi negativi in contesti interpersonali, da parte di altri che solitamente vengono percepiti come superiori a sé.


Socialmente indica inoltre la condivisione di alcune norme condivise ed interiorizzate: in tal senso ha una funzione specifica nella regolazione delle condotte sociali (Troop et al. 2008), oltre ad avere lo scopo principale di segnalarci il possibile fallimento della buona immagine e dell’autostima. La vergogna ha quindi una funzione adattiva in quanto permette alla persona di preservare sia la propria autostima, sia l’appartenenza ad un gruppo sociale.


Nell’ottica del cognitivismo clinico (Castelfranchi 2005, Carnì et al. 2013, Gilbert e Andrews 1998) l’origine di tale emozione risiede nel timore o nel dispiacere che vengano compromessi gli scopi della buona immagine o dell’autostima, per cui la funzione della vergogna è quella di proteggere l’immagine di sé che si vorrebbe mostrare agli altri e di conseguenza essa può emergere quando si crea un conflitto tra l’immagine di sé ideale e quella reale.

La vergogna, così come tutte le emozioni, ha componenti psicofisiologiche correlate alla sua espressione, con pensieri, cognizioni e reazioni comportamentali che ne conseguono.

Tra le componenti fisiche, c’è il rossore, la tachicardia, l’abbassare lo sguardo o la sensazione di caldo di freddo intensi, accompagnate dalla percezione di “rimpicciolire” e diventare “trasparenti”. I pensieri associati comprendono valutazioni di sé come “sono imperfetto, sbagliato, brutto, di scarso valore, incompetente”.


A livello comportamentale sono possibili la fuga, l’evitamento della situazione, il calo di energia ed un generico ripiegamento su sé stessi, allo scopo di nascondersi.


Secondo le teorie evoluzioniste, essa ha un importante ruolo in contesti di interazione sociale. La teoria dei ranghi (Price e Sloman 1987; Gilbert 1992) mostra come essa possa essere una strategia difensiva di sottomissione adottata quando ci si trova ad appartenere ad un basso status sociale: in questo caso infatti si compone di atteggiamenti remissivi e di sottomissione che permettono di stabilire e mantenere una specifica organizzazione gerarchica (Gilbert 2000 a). Tali atteggiamenti hanno quindi lo scopo di comunicare un messaggio di “non-sfida” all’altro, influendo in tal modo sulle emozioni di un potenziale aggressore, bloccandone eventuali attacchi.

Ulteriori ricerche hanno inoltre indagato il ruolo della vergogna focalizzandosi sulle caratteristiche transculturali, essendo strettamente correlata al contesto culturale di appartenenza (Okano 1994).

Il timore sottostante la vergogna è quindi quello della perdita dell’accettazione ed approvazione da parte del gruppo sociale di appartenenza: la teoria dei ranghi suggerisce che questo tipo di emozione sia finalizzata al desiderio di avere attrattività nella mente dell’altro oppure di mantenere un status gerarchico.

Tuttavia, quando l’emozione della vergogna diviene particolarmente intensa e frequente, e viene vissuta in maniera problematica, può connotarsi come fattore di esordio e di mantenimento di diverse patologie psicologiche, tra cui la fobia sociale.

È presente infatti una relazione significativa tra intensità dei livelli di vergogna e la gravità sintomatologica nella fobia sociale (Fergus et al. 2010; Gilbert 2000 a).


Nella fobia sociale ha particolare importanza inoltre il vissuto della “metavergogna”, che indica uno stato di vergogna che ha come oggetto dell’emozione la vergogna stessa: la persona in altre parole teme di essere giudicata negativamente dagli altri per il fatto stesso di vergognarsi, che è vissuto come indice di debolezza, inadeguatezza e insicurezza (Orazi e Mancini, 2011).


La metavergogna contribuisce così a rendere il vissuto della vergogna ancora più intenso e spesso può avere un ruolo determinante nell’instaurarsi di circoli viziosi tra vergogna e metavergogna, che contribuiscono al mantenimento dello stato emozionale problematico.


Nella letteratura scientifica sono presenti diversi studi che hanno indagato il ruolo della vergogna e della metavergogna, in particolare nell’insorgenza e nel mantenimento delle problematiche individuali e interpersonali, nonché nello sviluppo di diversi disturbi psicologici, oltre che della fobia sociale (Birtchnell 2000; Gilbert e Andrews 1998).


Nella fobia sociale l’intensa sensibilità all’emozione della vergogna sembrerebbe infatti influire negativamente anche nella costruzione ed elaborazione del sé sociale. Il paziente ha un forte desiderio di dare agli altri una buona immagine di sé, desiderio rispetto a cui tuttavia vive una condizione di insicurezza e incertezza sulla sua riuscita.


La paura marcata del giudizio è un ulteriore elemento che contribuisce allo sviluppo e al mantenimento dell’ansia sociale. Inoltre, come già precedentemente sottolineato, risulta di fondamentale importanza il ruolo della metavergogna, in quanto accompagnata da credenze circa il fatto che il vergognarsi può confermare il proprio senso di inferiorità.


Tale condizione crea un circolo vizioso di mantenimento in questo tipo di disturbo d’ansia, aumentandone la frequenza e l’intensità, ed andando a confermare proprio le credenze disfunzionali di inferiorità ed inadeguatezza del soggetto (Clark e Wells 1995; Rapee e Heimberg 1997).


Inoltre una bassa autostima va ad incidere fortemente sull’auto-valutazione: avere una buona immagine sociale assume pertanto una ancora maggiore importanza, in quanto vissuta come compensatoria di tale condizione (Castelfranchi 2005).


Se infatti una persona con buona autostima, con valutazioni su di sé sufficientemente positive, può riuscire a tollerare possibili valutazioni negative, di contro, una persona con scarsa autostima ha maggiormente bisogno di ricevere riscontri positivi da parte degli altri, anche se ciò non risulta quasi mai sufficiente per incrementarla.


L’emozione della vergogna può quindi declinarsi in modi differenti nella sua manifestazione così come nel ruolo assunto relativamente al contesto e a eventuali manifestazioni cliniche all’interno delle quali emerge.


Dott. Umberto Pianella

Psicologo, Psicoterapeuta, a Civitanova e a Macerata.

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www.umbertopianella.com

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